MUNICIPIO: ”Dove sono i 15 miliardi di vecchie lire sventolati a vanvera?”
Torno, come ripromessomi, sulla questione Municipio e questa volta per affrontare la questione su un piano, diciamo, più “pratico”. Cercherò di circoscrivere l’argomento sulla base di dati tecnici e sulla recente evoluzione che la “vicenda Municipio” sta assumendo. Mi scuso se, diversamente da altre volte, dovrò forse dilungarmi, ma credo che su questa questione si giochino la credibilità di molte persone e che essa rappresenti emblematicamente il modo in cui, in questi ultimi anni, la gestione della cosa pubblica è stata intesa, in particolare, nella comunità di Camisano. Perché il “Municipio” non è solo un’occasione persa per la democrazia, come ho già illustrato nel mio precedente articolo, ma è un’operazione gestita malamente da un punto di vista tecnico con una ricaduta economica sulle tasche dei cittadini camisanesi che definire preoccupante è un eufemismo.
Nel progetto di sistemazione dell'Area ex Consorzio è prevista la demolizione dell'attuale sede di Unicredit Banca, di recente acquisita dal Comune di Camisano. Il tutto per creare una continuità con piazza Libertà, formando una specie di "otto" con la piazza antistante al nuovo Municipio.
Torno su una questione che tanto ha animato la nostra comunità e che ancora, credo, sarà oggetto di discussione. Per far questo mi soffermerò,riprendendo un mio intervento in Consiglio comunale, però su alcuni aspetti di principio che la vicenda "Municipio"ha innescato.Altri aspetti più tecnici li proporrò magari in un altro intervento su questo sito.
Innanzitutto: per vivere nella diversità delle opinioni bisogna saper affrontare e gestire i conflitti . La diversità e la sua sopravvivenza implicano infatti l’arte delicata dell’equilibrio e della mediazione che non è semplice compromesso, ma più sottile capacità di inserire la diversità dei punti di vista nella trama del tempo. Gestire il conflitto significa anche coltivare la pazienza dell’attesa affinchè il proprio punto di vista possa prevalere. L’opinione o il proprio punto di vista non si possono imporre, ma si devono coltivare, diffondere, estendere, misurandosi ogni giorno nella vita quotidiana e producendo occasioni esemplari. Nessun insegnamento è infatti migliore del dare l’esempio.